Resistenza e biciclette

13 Apr

In collaborazione con L’Anpi di Cuneo e la Fiab nazionale, l’Associazione Bicingiro propone anche quest’anno un percorso in bicicletta attraverso luoghi della Memoria

Durante la Resistenza il mezzo di trasporto più importante per le formazioni partigiane fu la bicicletta. Le donne “staffette partigiane” assicuravano i collegamenti tra le bande, portavano ordini e massaggi, cibo e indumenti, notizie da casa e informazioni sui movimenti del nemico, a volte anche armi. Camuffate da casalinghe con la sporta della spesa appesa al manubrio, pedalando in solitudine, con la paura di essere intercettate dal nemico in sella alla bicicletta percorrevano chilometri affrontando le intemperie e le salite delle nostre valli. Inizialmente fu un “lavoro” spontaneo, di sorelle, madri, amiche, poi divenne “organizzato” e ogni distaccamento ebbe le proprie staffette. Senza i collegamenti assicurati dalle staffette le direttive sarebbero rimaste lettera morta, gli aiuti, gli ordini, le informazioni non sarebbero arrivati nelle diverse zone. Alcune subirono torture e violenze, ricordiamo le cuneesi Anita Barbero, Ersilia Azzi Ottino, Fernanda Serafini, Elsa ed Emma Perona. Marialuisa Alessi, staffetta della 181 Brigata Morbiducci della Val Varaita, venne fucilata presso la stazione di Cuneo. Lidia Beccarla Rolfi fu internata nel campo di concentramento di Ravensbruk.
Alla Resistenza presero parte, in forme diverse, accanto ai combattenti partigiani, numerosi atleti del ciclismo agonistico. Campioni ma anche figure minori. Gino Bartali, tra il 1943 e il 1944, trasferì in vari punti della Toscana e in Umbria foto e documenti necessari per gli ebrei nascosti in chiese e conventi, celandoli all’interno della canna della bicicletta. “Ginettaccio” fingeva di compiere lunghi allenamenti, per tenersi in forma, affrontando o aggirando i posti di blocco. Altri nomi: Antonio Bevilacqua (due volte iridato di ciclismo su pista), Alfredo Martini (campione tra il ’40 e il ’50 e per molti anni commissario tecnico della nazionale ciclistica), Vito Ortelli (campione d’Italia di inseguimento su pista e della strada, fra i primi a schierarsi per la Liberazione).
Il Club Bicingiro e la Fiab nazionale con una originale iniziativa – proposta ormai da alcuni anni- ricordano il 25 aprile con la “Pedalata Resistente” che quest’anno partendo dal Parco della Resistenza si dirigerà a Chiusa Pesio, a Roccaforte Mondovì e a Villanova, con brevi soste in luoghi significativi. L’iniziativa è stata organizzata in collaborazione con l’ANPI di Cuneo.
Un consiglio di lettura: “La bicicletta nella Resistenza” di F. Giannantoni e I. Paolucci – ed. Arterigere – Euro 12.

Allegati a questo articolo: un manifesto della prefettura di Bologna che vieta la circolazione in bicicletta (17/02/1944) e un permesso di circolazione in velocipede rilasciato dalla prefettura di Cuneo (8/09/1944). Quest’ultimo permesso fu ottenuto – sotto falso nome – da un giovane partigiano che lo utilizzò per spostarsi in bci tra Boves, Cuneo e Borgo San Dalmazzo.

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